“La creatività consiste nell’associare elementi esistenti in combinazioni nuove che siano utili”. Henri Poincarè, fisico e teorico francese, usa queste poche parole per esprimere con semplicità e chiarezza il concetto di creatività, alla base di strategie aziendali incentrate sull’innovazione e imprese che vogliano essere sempre alla ricerca di idee nuove e stimolanti. Nonostante sia comprovata l’importanza di un reparto creativo in azienda, molti tendono ancora a sottovalutarlo e tralasciarlo, vediamo alcuni dei principali motivi per cui accade ciò:

  • la diffidenza ad abbandonare sistemi già collaudati che fino a quel momento hanno avuto successo,
  • il bisogno di fornire sempre dati razionali e scientifici rispetto al proprio agire,
  • la paura di affidarsi a intuizioni geniali piuttosto che ad analisi sistematiche.

 

In molti si pongono la domanda “Come posso diventare creativo?”, ma come spiegato ai ragazzi NCL dal docente UTIU UniNettuno – Università Telematica Internazionale e della LUISS Business School Enrico Cogno, per essere creativi non bisogna diventarlo, ma ritornare ad esserlo. Per questo motivo ai ragazzi del Master sono stati esposti dal docente i principali metodi per sviluppare la creatività e il pensiero laterale ben nascosto in ognuno di noi per lavorare su idee nuove tralasciando le vecchie. In un reparto creativo aziendale che si rispetti, è di principale importanza adottare questi metodi, come il Brainstorming e il Brainwriting, incentrati non sulla facoltà di criticare il pensiero degli altri, pensare solo ad idee razionali o concentrarsi solo su poche di queste, ma esattamente sull’opposto, ovvero:

  • divieto di critica,
  • presa in considerazione anche delle idee apparentemente più folli,
  • puntare prima di tutto alla quantità delle idee.

Tra le varie skill sempre più richieste dalle aziende ai propri candidati, rientra sicuramente quella del problem solving, ovvero la capacità di trovare facilmente soluzioni anche per i problemi più comlessi. Da un libro dello scrittore maltese Edward De Bono proviene una tecnica di problem solving ormai usata in tutto il mondo da aziende ed educatori, quella dei Sei Cappelli per Pensare, nel quale insegna come affrontare i problemi sotto diversi aspetti e soprattutto farlo con diversi comportamenti. Un processo di problem solving, come illustrato dal docente del Master NCL, si può esplicare attraverso quattro fasi:

  • Problem Finding, ovvero la prima fase di ricerca del disagio,
  • Problem Setting, forse la fase più critica che consiste nel trasformare il disagio in un problema definito,
  • Problem Analysis, utile a scomporre il problema principale in altri problemi secondari,
  • Problem Solving e Decision Making, fase finale in cui si eliminano le cause.

Sebbene il Problem Solving sia una capacità molto richiesta dalle aziende, a molte di loro ancora mancano gli strumenti, le giuste metodologie e soprattutto un nuovo approccio per svilupparla. Solitamente si chiede l’originalità, l’innovazione e un modo veloce per risolvere i problemi, ma spesso si perde di vista la vera chiave di tutto ciò, ovvero l’abbandono dei soliti schemi per dar vita al nuovo. Insomma una rivoluzione per qualsiasi nuova intuizione.

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